
Le voci si alzavano e ormai erano urla.
Voci colme di disgustose parole urlate senza nessun rispetto per chi poteva sentirle.
La risata sgorgò limpida come un ruscello appena libero dalla neve, per chi poteva sentirle?
Tutti stavano con l'orecchio teso per carpire l'andazzo della lite, dopotutto era il cinema del rione, che diamine!
Tutta gente che si faceva i cavoli suoi, si diceva, ma tra il dire e il fare di solito c'è di in mezzo un mare.
Tutti sapevano di tutti, perchè la miseria della vita fa della gelosia e l'invidia il pane quotidiano sempre in tavola.
Tutti aspettavano anche i suoni degli schiaffi, di solito erano l'epilogo della lite ma....
Ma all'improvviso ci fu solo silenzio.
Un silenzio che urlava più delle voci urlanti, un silenzio a cui nessuno credeva e continuava ad ascoltare ma.....
Ma il silenzio continuò, allora il disagio di un qualcosa di diverso si insinuò in tutti loro, fu un affacciarsi alle finestre, un mormorio fatto di sguardi strani.
Aspettarono e aspettarono, sempre di guardia per ore, alla fine qualcuno telefonò, arrivarono le forze dell'ordine, tutti a spiare dietro le tende aspettando in anonimato.
Alla fine scardinarono la porta e dopo poco l'urlo delle sirene fece sobbalzare tutti.
La voce si sparse in fretta, le finestre furono chiuse, le tapparelle abbassate, era gente che si faceva i cavoli suoi dopotutto!
Arrivarono i giornalisti e cercavano risposte ma nessuno li conosceva questi due, nessuno li vedeva anche se vivevano da anni accanto a loro.
Invisibili accanto a altri invisibili, persi dietro a finestre fatte di insoddisfazioni e omertà.
Omertà che alla fine diventa paura!
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