• ...benvenuti a voi che passate per questa mia casa, entrate in silenzio e con calma, sedetevi e ascoltate ogni respiro perso in ogni stanza,troverete solo serenità e bellezza fatta di cose vere e semplici.Una casa abitata da felini dagli occhi d'oro e dal manto argento-blu, il colore della luna piena d'agosto. Accarezzare un gatto, affondare il viso e aspirare il loro essere ci fa sentire la libertà cos'è.Il certosino è la sentinella dei nostri sogni, nessun incubo potrà introfularsi nel nostro sonno, e il risveglio sarà dolce come i suoi occhi che ci guardano con amore...
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TI PENSO...

 

..... è tutto il giorno che ti penso,

 

ormai sono 26 anni, tanti, ma se mi guardo dentro sono attimi.

 

A volte ti sogno, situazioni strane, immagini così reali che al risveglio mi trovo a domandarmi qual'è la realtà, sono io fuori dal tempo o sei tu che sei volata oltre?

 

Domande non me ne faccio più, troppo è stato il dolore per accompagnarti lungo il tuo e mio calvario, vederti attraverso quel monitor, sapere cosa stava accadendo e cercare di proteggere ancora qualcuno, basta!

 

Il 19 marzo, una giornata per i  papà.

 

Si, bella festa quel pomeriggio di 22 anni fa, io che gli auguri non lì avevo fatti a papà, quando lui mi ha chiamato mi aspettavo un rimprovero, avrei voluto mille e mille rimproveri, non quel suo grido di aiuto, non quel suo singhiozzo chiuso in gola!

 

Sono stati giorni passanti con la lentezza del sogno, attimo dopo attimo a cercare un perchè o la ragione del perchè, credere di potersi svegliare per continuare a vivere senza quell'orribile dolore che non ci faceva respiarare.

 

Stare in ospedale da sola, sempre, mamma e papà avevano abdicato, ero con te anche se c'era un muro a dividerci, ma so che tu sapevi che io non ti mollavo!

 

Sapevi che mi dannavo, che correvo a cercare le ultime tue notizie,

 

maledetto quel medico che quella mattina alle mie domande mi ha risposto dicendomi che ancora non conoscevo le regole, me le avrebbe dette a suo tempo.

 

Le regole della prima rianimazione me le ha dette stravaccato su una poltrona davanti al monitor dove tu apparivi quasi sospesa in aria,

 

ti avrei vista due volte al giorno sul monitor, eri una malata "critica",

 

e  " il bollettino è finito, vada in pace"... maledetto, se era tua figlia che avresti fatto?

 

E se era tua sorella?

 

Avresti pregato il cielo e anche il mare?

 

Avresti girato come  come un idiota per i corridoi dell'ospedale cercando una chiesa per barattare con qualsiasi dio la sua vita?

 

Avresti finito per stare male in ogni posto tu stavi, tranne che in quella maledetta e inutile stanza dalle assurde poltrone di pelle verde?

 

Avresti guardato le altre persone uguali a te nel dolore come parte di te?

 

Avresti gioito se c'era un miglioramento con loro se un figlio o un fratello migliorava?

 

Avresti pianto se se ne andavano dietro a una barella dove la morte aveva vinto?

 

Non ho mai odiato nessuno, ma te si, magari solo per un attimo ma ti ho odiato e desiderato che fossi tu in quel letto a pezzi!!

 

Non ci si deve mai abituare al proprio lavoro, specialmente al tuo, non si deve lasciare il cuore a casa, una ragazza di 26 anni merita rispetto e umiltà.

 

Sono stati 10 giorni di calvario, poi tutto è finito, finalmente hai smesso di lottare, mi hai lasciato il compito più brutto, avvisare la mamma e il papà.

 

Ho solo un ricordo su tutto, quella domenica mattina sono arrivata  a casa, era prestissimo non c'è stato bisogno di parlare, l'unico grido che ricordo è stato quello di una vicina rivolto verso la mamma,

 

donna.... donna.... donna....

 

in quel grido c'era tutto il dolore del mondo di noi donne,

 

noi che facciamo i figli, noi che li vediamo morire, noi che moriamo con loro!

NONNA ANGELA

Era una nonnina piccola, simile a quella che si trova sempre nelle favole.

Un corpo minuto che spariva negli abiti sempre troppo grandi per lei, ma anche infagottata attirava l’attenzione.

Erano i suoi occhi a colpire, simili a cieli azzurri di primavere ormai dimenticate.

Mi piaceva parlare con lei, ascoltarla mentre le pettinavo i fragili capelli bianchi e sentire i suoi ricordi attraverso il suo respiro.

Mi parlava piano, a volte si fermava e mi  guardava con uno sguardo vuoto, allora capivo che era in un mondo dove io non potevo seguirla.

Un mondo fatto di dimenticanze, dove a volte io diventavo sua figlia e tutto era gioia e carezze, altre volte diventavo il suo incubo più atroce e allora  erano urla e morsi.

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Già l’alzaimer, malattia schifosa, quella che ti spegne giorno dopo giorno, ricordo dopo ricordo, quella che ti ruba l’amore e ti lascia solo la vergogna.

La vergogna dei figli che non capiscono come tu possa diventare un ammasso di carne urlante  immersa nella tua stessa urina e  giocare con le tue feci.

Nonna Angela se ne andava così, ogni giorno un pò di più, si dimenticava di aver fame e sete, si dimenticava di vivere.

A tratti emergeva da quell’oceano di nulla e allora le parlavo dei suoi figli, come una cantilena ripetavamo i loro nomi,  lei mi diceva di loro, di quanto li amasse e di come sentisse la loro mancanza.

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Una mancanza che era fatta di silenzi imbarazzanti, di sguardi cupi e colmi d’ansia, dove era finito l’amore?

L’amore e la tenerezza, quella cosa chiamata famiglia, quel cerchio che inizia nella pancia della mamma e che dovrebbe finire con noi figli che aiutiamo i nostri  genitori, amandoli e rispettandoli sempre.

Sempre e non fa niente se non ci riconoscono, siamo noi a conoscere loro e tanto basta, non serve scappare o voltarsi dall’altra parte, siamo sempre figli e dopo genitori.

NON VOGLIO LA MIMOSA

NON  VOGLIO  LA  MIMOSA!
 
 

mimose Pictures, Images and Photos Non voglio la mimosa. Non voglio una giornata dedicata a noi donne.

Una giornata per festeggiarci?

Per che cosa?

Per farci  riempire le pizzerie e essere servite da camerieri maschi in tanga?

Per renderci ridicole tale e quali agli uomini che credono che noi donne serviamo solo a "quello"?

Scimiottare per una sera quello che gli uomini fanno normalmente come un diritto, andare a vedere gli attributi di ragazzi che si spogliano, magari urlando e ululando come scimmie?

Voglio che ogni giorno sia la nostra festa

Voglio che ogni donna sia  consapevole del potere enorme che ha tra le  mani quando guarda  suo figlio maschio appena nato.

Voglio che capisca che sta a lei crescerlo con l'amore e il rispetto per tutti, che non ci sono persone, maschi o femmine di serie B.

L'amore e il rispetto è dovuto verso la madre, da sempre è così, ma ogni donna è madre, ogni donna è sorella  e allora?

Voglio sapere perchè un figlio non riconosce in ogni donna la sorella, perchè non le riconosce il suo stesso diritto di dignità?

Perchè quella violenza che distrugge l'essere più intimo di noi donne?

Come può un uomo usare  violenza e chiamarla amore?

Ma come può una donna accettare questo amore!

Non è amore è un abisso dal quale ritornare il più delle volte è impossibile.

Voglio mille giorni all'anno per festeggiare noi donne.

Non voglio una catena al collo per ricordare questo giorno, vorrei che ogni donna riuscisse a strappare tutte le catene che le tengono chiuse in stanze di paura.

Voglio poter gestire la mia vita da sola, senza interferenze da parte di una chiesa che sa solo condannare.

Non voglio essere chiamata assassina se decido di abortire, sono io che sanguino e non solo nell'utero.

Voglio più aiuto, in quanto donna, noi lavoriamo molto di più dei maschi, la nostra giornata inizia prima e finisce molto dopo la loro, ricordiamocelo sempre!

Voglio  dire a mia figlia di avere fiducia nel prossimo, lasciarla camminare da sola senza l'angoscia che ho ora nel cuore.....

Voglio che viva in una vita  normale, basata sull'amore e il rispetto reciproco, camminare assieme, ne davanti ne dietro ma sempre affiancati.

Voglio è una parola che uso poco, forse ora l'ho usata a vanvera, ma vorrei tanto questo VOGLIO!

Gatta ci guarda

Svegliandosi si stupi del sogno ancora presente, come se la "Granda" fosse lì con lei per iniziare il nuovo giorno.

Un sogno strano, fatto di risate e lacrime, un sogno fastidioso, troppo reale, dopo tutti quegli anni, quella fatica da dovere dimenticare.

Già, si è bimbi una volta sola, per fortuna, pensava Paola, per fortuna sono oltre.

Forse bambina non lo sono mai stata, rimurginava dentro di se, cercando il pretesto per fare tornare la Granda nell'oblio del nulla ben sapendo che era impossibile!

Ormai i ricordi entravano come il sole dalla finestra aperta, a ondate, lei si mise seduta sul pavimento e lasciò che i ricordi la riportassero indietro, in un mondo mai dimenticato.

Una bimba che teneva tra le braccia un'altra bimba, più piccola, la sua sorellina, si sentiva responsabile e materna nei suoi confronti.

Un fardello che a lei non pesava ma che le precludeva ogni gioco, ogni amicizia, come poteva avere delle amiche se doveva fare la piccola donnina di casa?

Sua madre era stata chiara e ancor più suo padre, doveva aiutare la famiglia, non contava se gli anni erano pochi, lei era la maggiore e tanto bastava!

Così ogni pomeriggio con la sorellina in braccio usciva e andava per la via inventandosi storie avventurose.

Le piaceva andare a trovare le signore anziane, quelle che vivevano da sole, quelle che le parlavano di tutto, come se lei fosse adulta.

Donne dimenticate, donne che quando la vedevano erano contente, a volte erano le loro voci a chiamarla,  il loro sorriso di gioia era la luce che rischiarava la stanza buia e intrisa di un odore antico.

A Paola volevano tutte bene ma c'era una signora in particolare, la Granda la chiamavano, forse perchè grande lo era davvero!

Il suo vero nome Paola non lo sapeva, la chiamava Granda e basta, ma con rispetto, l'ascoltava mentre parlava della sua misera vita, sempre a lavorare e basta.

Un matrimonio combinato in paese, due solitudini legate assieme in nome dell'utile, lei serva e lui servito, niente figli, solo quell'odore di vecchia minestra, allungata ogni sera con acqua di fonte.

Una vita fatta solo di rinunce, anche d'inverno erano gli zoccoli che battevano quel misero pavimento di pietra dura e fredda, sempre imbacuccata in scialli neri e gonne lunghe, anche i sogni fuggivano da lei.

Ma la Granda sognava, la Granda sapeva raccontare il sole e l'oro nascosto brillava nei suoi occhi!

Quante storie, quanti viaggi si erano fatte sulle ali della fantasia, Paola con le braccia vuote e la Granda con sua sorella in braccio che la ninnava mentre la stanza si riempiva di presenze amiche.

Storie fatte di tutto e niente, odori di erbe e di vecchiaia mescolate a fiamme che dal camino cambiavano i colori delle pareti.

Anche la gatta ascoltava, sdraiata sulla panca e seguiva le ombre sui muri, una gatta che si chiamava Gatta, Paola sorrise ricondandola, povera Gatta senza nome.

La Granda amava quella gatta, ci parlava e di nascosto le dava dei bocconcini rubati a se stessa, guai se il marito se ne fosse accorto, temeva sempre di perderla e per questo cercava di farla uscire il meno possibile.

Paola si ricordava tutto, quella sera nevicava, era già buio e i fiocchi di neve le entravano negli occhi e nelle scarpe, era sola e si mise a correre, i suoi passi non facevano rumore, solo orme bianche,  silenzio e freddo.

Corse e forse fu il rumore del suo cuore affannato ad impedirle di sentire il grido di dolore.

Solo quando fu lì, addosso a quell'orrore, capì e si ritrovò senza poter fare nulla a fissare Gatta.

Gatta non riusciva a stare ferma dal dolore anche se ogni gesto era una tortura per lei, Gatta era lacerata, i petardi sono terribili!

Paola era piccola ma trovò le parole per maledire ogni essere che poteva aver fatto quelo scempio poi chiamò la Granda....

La Granda che diventò piccola prendendo Gatta nelle sue mani.

La Granda che pianse come una bimba incurante dei graffi che Gatta le imprimeva nella carne.

La Granda che volle essere lei a dare la pace a Gatta.

Paola non sa come lo fece, scappò e basta.

Anche ora, seduta a terra con il sole in faccia Paola piange pensando a quel dolore grande, pensa a Granda e a Gatta e piange.

Pensa al sogno, ora sa come ha fatto la Granda a liberare Gatta dal dolore, ora lo sa......

 

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Sono anche membro del Club del Certosino

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TANUS DI SANTA FIORA

TRE CUCCIOLI NATI DA BODI DHARMA E DA TANUS DI SANTA FIORA

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" Perle d'Ambra in uno scrigno di grigia bellezza "

 

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Di questi tempi...

Di questi tempi ho cercato di mettere in sicurezza più che potevo la mia casa, ovviamente sempre un'igiene costante e in più ho aggiunto un depuratore d'aria e un generatore di ozono. Il depuratore d'aria rimuove le particelle ultrasottili fino a 0.02 ( 125 volte più piccole di PM 2.5 ) il 99.9 x cento dei comuni allergeni e il 99.9 x cento dei batteri, fino a qui va benissimo avendo in casa un asmatico. Il generatore di ozono lo utilizzo stanza per stanza, sterilizza da batteri, spore, virus, muffe e odori. Va benissimo anche per gli animali perchè fa morire parassiti, acari, pulci, tarme e protozoi. Tutte le mie Grigie vivono con me nel mio appartamento, niente giardino, nessuna gabbia, per cui è facilissimo sterilizzare gli ambienti. Ho predisposto calzari e disinfettante per chi verrà a conoscere i miei Sciamanini... si, ce la possiamo fare, l'importante è si crederci ma attuare strategie che possono aiutare credo che sia meglio....

In ricordo della mia sempre Tiffany


♥️♥️♥️♥️♥️

❤

Non ditemi che è solo un gatto...
Tu Tiffany mia sei molto di più, sei mia figlia, sei la sorellina di Mara, fai parte di noi e basta.
Non ditemi che è solo un gatto perchè se tutto il dolore che ho dentro ora diventasse freccia sareste morti all'istante!
Tu Tiffany mi sei dentro da sempre, da quando sei nata in un giorno importante, un 8 marzo del 2002.
Sono state le mie mani che ti hanno accolto in questo mondo, è stato il mio odore che hai sentito prima di quello della tua mamma, io ero sempre accanto a te e ci sarò per sempre!
Ti ha scelto Mara, chissà come mai ha scelto te nel mucchio dei sei piccoli urlanti grigini, ma sei stata tu da subito.
Eri l'unica con il fiocchetto ingombrante, eri quella amata e coccolata di più...
Sei stata per Mara la sua prima amica, per lei sei diventata bambola e nonna di capuccetto rosso, sei diventata principessa e strega.
Tu, straordinaria in tutto, umana fino a dormire allungata come me e Dario tra i nostri due cuscini e anche brontola se mi alzavo la notte e ti svegliavo.
Tu che a tutti hai regalato una testatina come a dare loro il permesso di accarezzarti.
Tu che eri il biglietto da visita di casa nostra, invadente fino a salire sul tavolo se avevamo ospiti ben sapendo che non ti avrei mai sgridato perchè non volevo offenderti davanti a persone non di famiglia.
Tu che tutti ti portano dentro, tutti sanno chi sei e come sei, sei la gatta più dolce, più vera e più nostra del mondo e basta.
Chi ha un mio Grigione ha anche te nei suoi ricordi, per te c'è sempre un pensiero, un sorriso, un filo che diventa amicizia correlato delle tue immagini, dalle tue fusa esagerate e dalla tua insistenza che a volte diventava invadenza.
Non ditemi che è solo un gatto, lei è Tiffany, mia figlia.
Abbiamo vissuto quasi 16 anni assieme e come figlia ti ho sempre messo al primo posto assieme a Mara, io sono sempre venuta dopo, io sono solo la vostra mamma, voi siete le mie principesse.
Anche nelle tue pochissime gravidanze come una figlia mi hai dato l'onore di esserci sempre, sorrido se ci penso, Tiffany, tu iniziavi a urlare ancora prima che iniziasse il travaglio.
Come una regina mi scodellavi i piccoli guardandomi con occhi pieni di dolore facendomi sentire in colpa, poi me li davi e basta, l'unico tuo compito era allattarli ma la mia presenza ti era necessaria.
Anche le notti le passavi nel lettone con i tuoi bambini, non c'era verso che tu stessi nella cesta, tu dovevi dormire con noi, tra di noi e ci portavi un piccolo per volta visto che noi lo rimettevamo nella cesta vicino al letto, tu allora ne prendevi un'altro e andavamo avanti fino a che sfiniti io e Dario ti accettavamo in toto, bimbi compresi.
Ricordo quelle notti passate sul bordo del letto, il dormire con un occhio aperto per la paura di schiacciare un bimbino, certo, l'unica a dormire alla grossa eri tu fiduciosa in noi... Dio che nostalgia di quelle notti....
Anche ora che non riesco nemmeno a vedere quello che scrivo da queste stupide lacrime ho già nostalgia di te, ora che riposi avvolta nella copertina rosa che ti piaceva tanto chiamo già Tiffany tutte le altre Grigie, che farò senza di te?
Sei stata bravissima come al solito, ci hai permesso di salutarti uno a uno, Mara è tornata a casa per te, ti ha chiamato con il vostro linguaggio e tu le sei andata incontro, stanca ma felice, ti sei lasciata pettinare e coccolare, vi siete salutate , vi siete date un arrivederci, lo so con certezza.
Anche Fabio ti ha salutato, con discrezione e da solo ma quando è uscito i suoi occhi erano gonfi di lacrime.
Il papà che non riesce a metabolizzare il dolore e che lascia questo compito a me,ti ha accarezzata e sicuramente ringraziato per tutto quello che ci hai dato.
Io che in questi 4 giorni li ho vissuti con te, attorno a te.
Alla fine eri anche stufa di avermi tra i piedi, si sa, ognuno muore da solo ma io questo non te l'ho permesso, te ne sei andata con me, io c'ero e ti ho accarezzato, ti accarezzerò per sempre!
Tu non devi andare in nessun posto, sei già a casa e lo sarai per sempre!
Tu sei nei nostri cuori, hai solo cambiato forma, ora sei l'energia dei ricordi belli, sarai per sempre un sorriso e sarai per sempre la nostra Tiffany.
Non ditemi che era solo un gatto, lei è mia figlia e basta!

Da sapere!

Quando si decide di acquistare un gattino da compagnia di razza è bene non farsi prendere dall’entusiasmo e dalla frenesia di avere subito un cucciolo da portare a casa ed effettuare invece una ricerca facendo particolarmente attenzione ad alcuni aspetti molto importanti onde EVITARE DI ESSERE TRUFFATI oltre che ASSICURARSI DI ACQUISTARE UN GATTINO SANO. Accertarsi sulla salute del cucciolo che si desidera acquistare vi eviterà dispendiose cure veterinarie in seguito.

DA CHI ACQUISTARE IL CUCCIOLO
Se volete comprare un cucciolo di razza è consigliabile cercare un allevamento “serio”. Non sostenete i negozi che vendono animali, perché i cuccioli che vedete dai negozianti sono cuccioli quasi certamente provenienti dal traffico d'animali oppure da pseudoallevamenti che producono cuccioli “in batteria” solo per essere venduti nei negozi ad un prezzo basso e siate cauti nei confronti di annunci su siti commerciali, in entrambi i casi potreste finire con un gattino malato e/o svezzato troppo presto. In ogni caso, contattate più di un allevatore prima di comprare un cucciolo e cercate un allevatore disponibile a fornirvi tutta la documentazione, le informazioni e le garanzie necessarie, parlate con lui anche di eventuali problemi di salute legati alla razza che vi interessa. Assicuratevi che siano stati effettuati tutti i test, genetici e non, sui genitori che il cucciolo sia stato sverminato e che abbia completato il ciclo delle prime vaccinazioni, che sia cresciuto con amore, in un luogo pulito e igienico e non in una gabbia. Se possibile, prima di acquistare un gattino, visitate l'allevamento e se intuite che qualcosa ''non va'' in un allevatore, cercatene altri.


QUANTO COSTA UN CUCCIOLO DI RAZZA?

Non è facile rispondere a questa domanda: dipende dalla razza (se è più o meno diffusa), dalla genealogia (il cucciolo potrebbe essere figlio di campioni e frutto di un lavoro di selezione in alta genealogia) e dall'allevatore. In genere in allevamento il prezzo di un cucciolo “da compagnia” può oscillare tra 600 e i 1.000 €.e. Acquistando il cucciolo da un privato la cifra può scendere, ma spesso i privati non presentano la stessa serietà degli allevatori ed è più facile trovare cuccioli che non abbiano tutte “le carte in regola”. Un acquisto dettato esclusivamente da una cifra allettante potrebbe non rivelarsi la scelta migliore, se tutto quello che avete risparmiato all'atto dell'acquisto lo dovete poi spendete in visite, esami ed interventi veterinari. Inoltre il costo di un gatto di razza non può essere determinato dalla presenza o meno del pedigree: il pedigree non ha un costo così elevato da giustificare dei prezzi bassi quando il gatto viene ceduto senza. Il costo reale del pedigree è di circa 15 -20 €.

CON PEDIGREE o SENZA?
Chi desidera un cucciolo da compagnia e non è interessato alla riproduzione o alle esposizioni feline, spesso ritiene che il pedigree sia inutile e in effetti, se il gatto verrà sterilizzato e passerà il resto della sua vita in casa, il pedigree “nella pratica” non servirà a niente. Va però ricordato che IL PEDIGREE È L'UNICO DOCUMENTO CHE ATTESTA CHE IL VOSTRO CUCCIOLO È DI RAZZA. Il pedigree è il certificato di iscrizione del gatto al Libro delle Origini (LO) di una determinata associazione felina. Questo significa che sul pedigree viene riportato l'albero genealogico del vostro gatto fino a molte generazioni indietro e viene così tenuta traccia della sua linea di sangue, pertanto solo il pedigree potrà garantirvi che il gattino appartenga realmente alla razza scelta. Se non avete alcuna preparazione specifica sulle razze feline potrebbero rifilarvi un meticcio spacciandolo per un gatto di razza. Acquistare un gatto con pedigree significa essere tutelati da eventuali truffe. E’ bene ricordare che per “gatto di razza” si intende un gatto in possesso di pedigree, pertanto chi promuove la vendita di cuccioli di razza senza pedigree infrange la legge italiana – Decreto Legge: DLG 529/1992 ART. 51 -

TEST DA RICHIEDERE
Per assicurarsi che il cucciolo che state acquistando sia sano, ci sono alcuni test che potete e dovete richiedere. Si tratta di test che vengono effettuati sui riproduttori, quindi validi per tutte le cucciolate: non vi è quindi la necessità di testare ciascun cucciolo se i genitori risultano negativi a tutti i test. Il test principale da richiedere è il FIV/FeLV. La FIV è in sostanza l'HIV dei gatti, mentre la FeLV è la leucemia felina. Sono patologie sostenute da virus trasmissibili da gatto a gatto, patologie incurabili e con prognosi infausta. Esistono poi delle patologie genetiche, come ad esempio la PKD nei Persiani e la HCM nei Maine Coon che colpiscono rispettivamente i reni e il cuore.