• ...benvenuti a voi che passate per questa mia casa, entrate in silenzio e con calma, sedetevi e ascoltate ogni respiro perso in ogni stanza,troverete solo serenità e bellezza fatta di cose vere e semplici.Una casa abitata da felini dagli occhi d'oro e dal manto argento-blu, il colore della luna piena d'agosto. Accarezzare un gatto, affondare il viso e aspirare il loro essere ci fa sentire la libertà cos'è.Il certosino è la sentinella dei nostri sogni, nessun incubo potrà introfularsi nel nostro sonno, e il risveglio sarà dolce come i suoi occhi che ci guardano con amore...
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MAX

 

Era  mattina ma la notte invernale sarebbe stata ancora lunga, iniziava il turno alle 6 e intanto si godeva in silenzio il caffè della macchinetta dell’ospedale.

Era partita da casa in anticipo, come sempre, gli piaceva alzarsi per poter leggere due pagine così iniziava bene la giornata.

Dar da mangiare al pesce rosso che nel silenzio della casa addormentata la chiamava  con schiocchii fatti a pelo d’acqua la faceva sorridere.

E il profumo del primo caffè era fatto solo per ricordarle quanto fosse bello poter sentire che nel silenzio del suo piccolo mondo tutto andava bene.

Scese e  la nebbia l’avvolse come una ingombrante coperta, per fortuna a quell’ora le macchine erano poche, guidò piano, immersa in quel silenzio irreale fatto di bianco e buio.

Negli spogliatoi salutò ricambiata con cenni, quasi fossero senza voce delle colleghe, poi si avviò a prendersi il primo caffè della macchinetta.

Chissà perchè la sua preferenza andò alla macchinetta del piano della Pediatria, di solito era quello più affollato e lei lo evitava, ma quella mattina era deserto e così decise di fermarsi lì.

Fu mentre beveva piano il suo caffè guardando il buio fuori dalla finestra che vide vicino a lei, riflessa sui vetri quella donna.

Veramente la sua mente registrò che non era "nuova", era una figura che  vedeva spesso, cortesemente la salutò cercando un argomento banale per potersi accomiatare.

Fu sorpresa dalla reazione della donna, la quale scoppiò in un pianto fatto di singulti e gemiti, la bocca aperta  a mangiare l’aria che sicuramente non arrivava ai polmoni, scossa da un dolore che faceva paura.

Istintivamente l’abbracciò, non sapeva che fare ma sentiva che era solo  quello che poteva e doveva fare!

Solo un nome usciva da quella bocca devastata dal dolore, Max… Max…

Fu il suo essere donna che la portò a conoscere quella storia?

O fu un dolore giunto ad un punto non più sopportabile?

Divennero amiche e così seppe di Max, un bimbo biondo che pesava poco più di un lattante, Max che non aveva futuro, che non aveva mai avuto un futuro.

Era nato "male" strappato con il forcipe dal caldo corpo di sua mamma e mai nato alla vita.

Max che l’unica cosa che riusciva a fare da solo era respirare e basta!

Max un guscio vuoto, un viso inespressivo gli occhi di un azzurro cielo da far stare male chi vi cercava un sorriso.

Max che era meglio se moriva subito, per tutti, ma non per lei.

Lei  gli raccontava dell’altra sua figlia, del marito ormai etilista, del non vivere la famiglia, del suo sacrificarsi solo per Max, non chiedeva se era giusto, lo faceva e basta!

Un’amicizia dura, impegnativa, fatta di abbracci e di discussioni, per Max poteva  tutto, per gli "altri" niente.

Nulla per la figlia adolescente, rabbiosa verso la sua vita e verso quel fratello che le portava mia l’amore della mamma, niente per il marito che sapendo di aver perso due persone in una volta sola si era rivolto alla bottiglia.

Questo tutto per Max.

Max che "viveva" in un letto su misura, girato e rigirato in continuazione, Max sedato contro attacchi epilettici, Max a cui veniva dato da mangiare tramite un tubicino impiantato nello stomaco, Max a cui lei doveva aspirare il muco dalla gola, Max…..

Una sola domanda alla fine, perchè?

Lei guardando il "suo" Max rispose la sua verità,

"perchè lui mi muore, lo so che mi muore….."

Non seppe più che dirgli, pensò che la morte aveva già colpito nel cuore di una ragazza e di un uomo solo…

UN'AMICA....

 

Questa è la storia di Carolina e di Paola.   Un’amicizia unica e intensa, vissuta da ambo le parti con un amore speciale.   Una storia che vi racconto piano piano quasi sussurrandovela, rivivendola con voi.   Una storia che fa male, che va a smuovere ricordi sopiti, rivivere sorrisi che ora sono  nel cuore, risate che risuonano nella mente…   Carolina è figlia di Sissi e Artù, e da subito si era  capito che era una micina dal carattere importante.   Un carattere difficile, spigoloso, non amava il rumore il giocare con i fratelli non la interessava, rimaneva ore in un angolino a studiare il mondo, sfuggiva le carezze e ti guardava con gli occhioni ambrati come a dirti " E ora che te ne fai di me? "   Naturalmente è rimasta l’ultima, nessuna la sceglieva, emanava dal suo corpo una regale indifferenza verso chi veniva a vederla.   Poi, un sabato è arrivata una coppia con un bimbo.   Ricordo lei, tutta vestita di chiaro con un sorriso dolcissimo,  lei che si avvicina alla pestifera, io che già so come andrà a finire guardo sconsolata la scena.   Rimango sconcertata, la peste si annida tra le mani di Paola e comincia a fare la danza del latte …. incredibile … e fa pure le fusa.   La serata finisce con una pizza e l’inizio di una nuova amicizia.   Ci vediamo spesso, ci scambiamo confidenze e lei mi fa partecipe della sua battaglia contro una malattia e questo ci unisce ancora di più.   Passano i mesi e tra una terapia e l’altra ci sono le vacanze al quale Carolina partecipa sempre ( Venezia, L’isola d’Elba ) , è diventata la bambina di casa.   Ricordo la telefonata di Paola, disperata perchè era morto un piccolo di Carolina, si sentiva in colpa perchè si era addormentata,  lei era sicura, sicura che il micino non sarebbe morto se lei fosse stata   sveglia …. cara, cara Paola, amica di una sensibilità rara, unica.   Passano mesi belli e passano mesi così così, ridiamo di come Carolina si sia eletta sua custode, nessuno al di fuori di Mario e Luca possono baciarla, graffia sua sorella solo perchè la vede mentre l’abbraccia aiutandola  ad alzarsi, non l’abbandona un attimo, diventa la sua ombra.   Un’ombra a volte difficile da gestire quando Paola peggiora, sembra che Carolina sappia, che non voglia perdersi nemmeno un attimo della sua amica.   Elena mi racconta di furiosi urli di grattamenti sulla porta quando la chiudono in bagno, perchè in casa ci sono estranei per aiutarla nelle terapie, ridiamo insieme le dico di non mollare… le ordino di non mollare…. che dobbiamo fare tante cose, andare a "mangiare strano" andare in montagna e poi tante cose ancora dobbiamo fare ,tante risate ancora……   Ricordo quella domenica … 22 ottobre… il messaggio sul telefonino,   Paola non c’è più …   sono andata subito a salutarla, era sempre bella, era lei, vestita dal suo colore preferito, il bianco.   Carolina l’ha accompagnata in questo suo percorso, e ha condiviso con lei tutto, sono sicura che anche una micia basta a darti forza, a darti coraggio e a sentirti meno sola.   Penso spesso a Paola, e mi sento fortunata per averla conosciuta,    Confesso che non ho mai cancellato il suo ultimo messaggio nel quale affermava di volermi bene …..

TI PENSO...

 

..... è tutto il giorno che ti penso,

 

ormai sono 26 anni, tanti, ma se mi guardo dentro sono attimi.

 

A volte ti sogno, situazioni strane, immagini così reali che al risveglio mi trovo a domandarmi qual'è la realtà, sono io fuori dal tempo o sei tu che sei volata oltre?

 

Domande non me ne faccio più, troppo è stato il dolore per accompagnarti lungo il tuo e mio calvario, vederti attraverso quel monitor, sapere cosa stava accadendo e cercare di proteggere ancora qualcuno, basta!

 

Il 19 marzo, una giornata per i  papà.

 

Si, bella festa quel pomeriggio di 22 anni fa, io che gli auguri non lì avevo fatti a papà, quando lui mi ha chiamato mi aspettavo un rimprovero, avrei voluto mille e mille rimproveri, non quel suo grido di aiuto, non quel suo singhiozzo chiuso in gola!

 

Sono stati giorni passanti con la lentezza del sogno, attimo dopo attimo a cercare un perchè o la ragione del perchè, credere di potersi svegliare per continuare a vivere senza quell'orribile dolore che non ci faceva respiarare.

 

Stare in ospedale da sola, sempre, mamma e papà avevano abdicato, ero con te anche se c'era un muro a dividerci, ma so che tu sapevi che io non ti mollavo!

 

Sapevi che mi dannavo, che correvo a cercare le ultime tue notizie,

 

maledetto quel medico che quella mattina alle mie domande mi ha risposto dicendomi che ancora non conoscevo le regole, me le avrebbe dette a suo tempo.

 

Le regole della prima rianimazione me le ha dette stravaccato su una poltrona davanti al monitor dove tu apparivi quasi sospesa in aria,

 

ti avrei vista due volte al giorno sul monitor, eri una malata "critica",

 

e  " il bollettino è finito, vada in pace"... maledetto, se era tua figlia che avresti fatto?

 

E se era tua sorella?

 

Avresti pregato il cielo e anche il mare?

 

Avresti girato come  come un idiota per i corridoi dell'ospedale cercando una chiesa per barattare con qualsiasi dio la sua vita?

 

Avresti finito per stare male in ogni posto tu stavi, tranne che in quella maledetta e inutile stanza dalle assurde poltrone di pelle verde?

 

Avresti guardato le altre persone uguali a te nel dolore come parte di te?

 

Avresti gioito se c'era un miglioramento con loro se un figlio o un fratello migliorava?

 

Avresti pianto se se ne andavano dietro a una barella dove la morte aveva vinto?

 

Non ho mai odiato nessuno, ma te si, magari solo per un attimo ma ti ho odiato e desiderato che fossi tu in quel letto a pezzi!!

 

Non ci si deve mai abituare al proprio lavoro, specialmente al tuo, non si deve lasciare il cuore a casa, una ragazza di 26 anni merita rispetto e umiltà.

 

Sono stati 10 giorni di calvario, poi tutto è finito, finalmente hai smesso di lottare, mi hai lasciato il compito più brutto, avvisare la mamma e il papà.

 

Ho solo un ricordo su tutto, quella domenica mattina sono arrivata  a casa, era prestissimo non c'è stato bisogno di parlare, l'unico grido che ricordo è stato quello di una vicina rivolto verso la mamma,

 

donna.... donna.... donna....

 

in quel grido c'era tutto il dolore del mondo di noi donne,

 

noi che facciamo i figli, noi che li vediamo morire, noi che moriamo con loro!

NONNA ANGELA

Era una nonnina piccola, simile a quella che si trova sempre nelle favole.

Un corpo minuto che spariva negli abiti sempre troppo grandi per lei, ma anche infagottata attirava l’attenzione.

Erano i suoi occhi a colpire, simili a cieli azzurri di primavere ormai dimenticate.

Mi piaceva parlare con lei, ascoltarla mentre le pettinavo i fragili capelli bianchi e sentire i suoi ricordi attraverso il suo respiro.

Mi parlava piano, a volte si fermava e mi  guardava con uno sguardo vuoto, allora capivo che era in un mondo dove io non potevo seguirla.

Un mondo fatto di dimenticanze, dove a volte io diventavo sua figlia e tutto era gioia e carezze, altre volte diventavo il suo incubo più atroce e allora  erano urla e morsi.

Photobucket

Già l’alzaimer, malattia schifosa, quella che ti spegne giorno dopo giorno, ricordo dopo ricordo, quella che ti ruba l’amore e ti lascia solo la vergogna.

La vergogna dei figli che non capiscono come tu possa diventare un ammasso di carne urlante  immersa nella tua stessa urina e  giocare con le tue feci.

Nonna Angela se ne andava così, ogni giorno un pò di più, si dimenticava di aver fame e sete, si dimenticava di vivere.

A tratti emergeva da quell’oceano di nulla e allora le parlavo dei suoi figli, come una cantilena ripetavamo i loro nomi,  lei mi diceva di loro, di quanto li amasse e di come sentisse la loro mancanza.

Photobucket

Una mancanza che era fatta di silenzi imbarazzanti, di sguardi cupi e colmi d’ansia, dove era finito l’amore?

L’amore e la tenerezza, quella cosa chiamata famiglia, quel cerchio che inizia nella pancia della mamma e che dovrebbe finire con noi figli che aiutiamo i nostri  genitori, amandoli e rispettandoli sempre.

Sempre e non fa niente se non ci riconoscono, siamo noi a conoscere loro e tanto basta, non serve scappare o voltarsi dall’altra parte, siamo sempre figli e dopo genitori.

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TANUS DI SANTA FIORA

TRE CUCCIOLI NATI DA BODI DHARMA E DA TANUS DI SANTA FIORA

REBECCA DEL BORGO MATTO

BODI DHARMA

" Perle d'Ambra in uno scrigno di grigia bellezza "

 

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Da sapere!

Quando si decide di acquistare un gattino da compagnia di razza è bene non farsi prendere dall’entusiasmo e dalla frenesia di avere subito un cucciolo da portare a casa ed effettuare invece una ricerca facendo particolarmente attenzione ad alcuni aspetti molto importanti onde EVITARE DI ESSERE TRUFFATI oltre che ASSICURARSI DI ACQUISTARE UN GATTINO SANO. Accertarsi sulla salute del cucciolo che si desidera acquistare vi eviterà dispendiose cure veterinarie in seguito.

DA CHI ACQUISTARE IL CUCCIOLO
Se volete comprare un cucciolo di razza è consigliabile cercare un allevamento “serio”. Non sostenete i negozi che vendono animali, perché i cuccioli che vedete dai negozianti sono cuccioli quasi certamente provenienti dal traffico d'animali oppure da pseudoallevamenti che producono cuccioli “in batteria” solo per essere venduti nei negozi ad un prezzo basso e siate cauti nei confronti di annunci su siti commerciali, in entrambi i casi potreste finire con un gattino malato e/o svezzato troppo presto. In ogni caso, contattate più di un allevatore prima di comprare un cucciolo e cercate un allevatore disponibile a fornirvi tutta la documentazione, le informazioni e le garanzie necessarie, parlate con lui anche di eventuali problemi di salute legati alla razza che vi interessa. Assicuratevi che siano stati effettuati tutti i test, genetici e non, sui genitori che il cucciolo sia stato sverminato e che abbia completato il ciclo delle prime vaccinazioni, che sia cresciuto con amore, in un luogo pulito e igienico e non in una gabbia. Se possibile, prima di acquistare un gattino, visitate l'allevamento e se intuite che qualcosa ''non va'' in un allevatore, cercatene altri.


QUANTO COSTA UN CUCCIOLO DI RAZZA?

Non è facile rispondere a questa domanda: dipende dalla razza (se è più o meno diffusa), dalla genealogia (il cucciolo potrebbe essere figlio di campioni e frutto di un lavoro di selezione in alta genealogia) e dall'allevatore. In genere in allevamento il prezzo di un cucciolo “da compagnia” può oscillare tra 600 e i 1.000 €.e. Acquistando il cucciolo da un privato la cifra può scendere, ma spesso i privati non presentano la stessa serietà degli allevatori ed è più facile trovare cuccioli che non abbiano tutte “le carte in regola”. Un acquisto dettato esclusivamente da una cifra allettante potrebbe non rivelarsi la scelta migliore, se tutto quello che avete risparmiato all'atto dell'acquisto lo dovete poi spendete in visite, esami ed interventi veterinari. Inoltre il costo di un gatto di razza non può essere determinato dalla presenza o meno del pedigree: il pedigree non ha un costo così elevato da giustificare dei prezzi bassi quando il gatto viene ceduto senza. Il costo reale del pedigree è di circa 15 -20 €.

CON PEDIGREE o SENZA?
Chi desidera un cucciolo da compagnia e non è interessato alla riproduzione o alle esposizioni feline, spesso ritiene che il pedigree sia inutile e in effetti, se il gatto verrà sterilizzato e passerà il resto della sua vita in casa, il pedigree “nella pratica” non servirà a niente. Va però ricordato che IL PEDIGREE È L'UNICO DOCUMENTO CHE ATTESTA CHE IL VOSTRO CUCCIOLO È DI RAZZA. Il pedigree è il certificato di iscrizione del gatto al Libro delle Origini (LO) di una determinata associazione felina. Questo significa che sul pedigree viene riportato l'albero genealogico del vostro gatto fino a molte generazioni indietro e viene così tenuta traccia della sua linea di sangue, pertanto solo il pedigree potrà garantirvi che il gattino appartenga realmente alla razza scelta. Se non avete alcuna preparazione specifica sulle razze feline potrebbero rifilarvi un meticcio spacciandolo per un gatto di razza. Acquistare un gatto con pedigree significa essere tutelati da eventuali truffe. E’ bene ricordare che per “gatto di razza” si intende un gatto in possesso di pedigree, pertanto chi promuove la vendita di cuccioli di razza senza pedigree infrange la legge italiana – Decreto Legge: DLG 529/1992 ART. 51 -

TEST DA RICHIEDERE
Per assicurarsi che il cucciolo che state acquistando sia sano, ci sono alcuni test che potete e dovete richiedere. Si tratta di test che vengono effettuati sui riproduttori, quindi validi per tutte le cucciolate: non vi è quindi la necessità di testare ciascun cucciolo se i genitori risultano negativi a tutti i test. Il test principale da richiedere è il FIV/FeLV. La FIV è in sostanza l'HIV dei gatti, mentre la FeLV è la leucemia felina. Sono patologie sostenute da virus trasmissibili da gatto a gatto, patologie incurabili e con prognosi infausta. Esistono poi delle patologie genetiche, come ad esempio la PKD nei Persiani e la HCM nei Maine Coon che colpiscono rispettivamente i reni e il cuore.

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